“[…] mi ha salvata.. in tutti i modi in cui una persona può essere salvata”.
Namastè.
Con questa frase non mia, vi do il benvenuto nel mio blog.
Il soggetto di questa frase è l’arte.
Si discosta completamente dal soggetto originario (Jack Dawson, eroe romantico e sfortunato di Titanic, interpretato da Leo Di Caprio), ma per me è l’unico modo in cui potrei descrivere cosa significa l’arte per me.
Non mi dilungherò a parlare di quando, qualche anno fa, pensavo che non ci fosse più nulla per cui valesse la pena lottare, per cui valesse la pena ridere, per cui valesse la pena amare, in una parola: per cui valesse la pena vivere.
L’ho scoperto col Notre Dame de Paris di Cocciante qualche anno dopo. Indirettamente, perché non ero io quella che cantava; ero solo una delle tante persone comodamente sedute in poltrona che si godeva lo spettacolo.
Ma in realtà, piangevo, ridevo, mi emozionavo, e mi interrogavo sui misteri della vita e dell’amore.
Dopo aver comprato il cd e il DVD dell’opera intera, passavo i miei pomeriggi ad ascoltare le canzoni senza sosta, e nel giro di poco, pochissimo tempo, imparai a memoria tutte le canzoni.
Mi ricordo che le cantavo mentalmente durante l’ora di educazione fisica, che per me, da antisportiva quale sono era l’ora adatta per umiliarmi.
E iniziai a sognare l’amore e una vita felice.
La mia.
Un pensiero che non mi ero mai concessa prima di allora.
Non contenta, iniziai anche a pensare che l’amore e la felicità avrebbero potuto far parte della mia vita “terrena” e non solo di quella “da sogno”.
Perciò, iniziai a dare una serie di svolte all’esistenza di un’ adolescente che si è appena affacciata alla vita.
Col tempo, compresi che in tutti quegli anni bui c’era stato un filo conduttore: l’arte.
L’arte in quasi tutte le sue forme: la musica soprattutto, ma anche la pittura, il disegno, la lettura, e chi più ne ha più ne metta.
Inoltre, ho realizzato che in tutti questi anni, ho avuto una presenza che mi ha segnato e allo stesso tempo che mi ha tirata fuori dal mio periodo di medioevo in modo più deciso: la danza.
Avevo tre anni, andavo all’asilo, e vedevo le mie amichette che andavano a danza. E mia mamma mi diceva: “Dai, ti iscrivo anche io a danza!”. Ma io ero troppo timida, all’epoca, e rispondevo “No, no! Assolutamente no!”. In realtà, dentro di me, urlavo, perché anche io volevo indossare le scarpette.
Dopo qualche annetto, quando ne avevo sei o sette, mia madre mi richiese di iscrivermi a danza: questa volta non ebbi remore, e urlai dalla gioia quando mia madre mi disse che, a capo di una settimana, avrei iniziato il corso. Danza classica e moderna.
Mi ricordo che partivo in un gruppo già consolidato, che aveva già imparato qualche passetto, mentre io ero digiuna di tutto.
Nonostante le difficoltà iniziali, recuperai alla grande e, anzi, superai di gran lunga anche alcune che erano lì da anni.
Avevo un solo obiettivo: indossare le scarpette da ballerina classica.
“Quelle con la punta in gesso, che ti sollevano e ti fanno volare”, pensavo.
Ma prima dovevo sorbirmi 4 anni di danza classica che viene definita “propedeutica”, ovvero, quella che ti da le basi per il resto.
Nei tre anni di danza che passai nella mia prima scuola, divenni abbastanza brava, ma, come spesso accade in questi ambienti, anche abbastanza odiata dalla maestra perché non assumevo atteggiamenti da “grande”: niente sigarette, niente piercing, niente atteggiamenti ammiccanti.
La maestra decise, quindi, di lasciarmi indietro rispetto alle altre: lei aveva una certa immagine della scuola da mantenere e le timidone, anche se bravine, non erano contemplate in prima fila. Al massimo, dietro una quinta, in terza fila.
Venni a scoprire anche, che la maestra aveva iniziato il corso di danza classica a livello più avanzato (quello dove appunto si indossavano le punte), e mi aveva escluso dal gruppo: non avevo le caratteristiche fisiche: bassina da sempre, sempre in lotta con la bilancia per quei due o tre chili. E lei questo non lo poteva accettare.
Così come non poteva accettare di avere un elemento come me nel suo gruppo: meglio umiliarmi continuamente davanti a tutte, fino a farmi lasciare il gruppo.
Avevo 15 anni, e danzavo da quando ne avevo 6.
Negli anni seguenti tentai di dimenticarmi della danza, ma ogni tentativo fu del tutto vano: la danza riemergeva sempre e piuttosto prepotentemente nella mia mente e nel mio spirito, come una bolla d’aria sul fondo dell’oceano che preme per tornare in superficie.
Decisi così di arrendermi, e, fortunatamente, questa si rivelò la decisione più saggia di tutta la mia vita: scoprii la danza del ventre.
Iniziai quasi per gioco, pensai: “Oh mi do una mossa e inizio ad accettarmi così come sono, oppure continuo così come sono ora tutta la vita”.
E ricominciai a danzare. Avevo 17 anni.
E adesso, che di anni ne ho 23, studio per diventare professionista. Non ci sono più le scarpette, ma ci sono i cimbali. Forse sono meglio.
E poi ci sono loro: i libri.
Come per la musica e la danza, il mio amore per la lettura me lo ricordo da sempre. Non ho mai amato leggere libri sotto costrizione, ho sempre preferito scegliermi i libri da me.
È per questo motivo che non ho mai letto un libro che sia uno quando ce lo davano a scuola come compito.
Ammetto di essermi persa un gran bel po’ di letteratura italiana e internazionale. Ma, sinceramente, me ne dispiaccio relativamente. Quando avevo 14 o 15 anni, non ero pronta a capire il vero significato di un libro di Pirandello o di Petrarca.
Perciò ho sempre preferito fare le cose a modo mio: mi scaricavo la trama da internet e, a scuola, quando mi interrogavano, ripetevo a pappagallo quello che avevo letto.
Ma sto recuperando alla grande ora.
Perchè sono i libri che mi chiamano.
Quando entro in una libreria, do una fugace occhiata e trovo tutto ciò che sto cercando. A volte, invece, si insinua nella mia testa il pensiero di un libro (di cui, evidentemente, conosco il titolo) e decido di procurarmelo.
Così come ci sono periodi o giornate intere in cui sono le canzoni che mi chiedono di essere ascoltate, mentre, in altri periodi, decidono di scomparire.
I miei ambiti di interesse spaziano: da femminista convinta, amo leggere storie di donne o bambine che hanno saputo ribellarsi e sfidare le leggi degli uomini; da no global, mi interesso di ambiente e politica; da simpatizzante vegana (sono in “transizione” dall’alimentazione vegetariana a quella vegana) di cibo e alimentazione naturale; da animalista, di animali; da danzatrice, di danza; da artista, di arte.
Leggo ovunque.
Raggiungo il Nirvana quando leggo e ascolto musica.
Quando vengo attraversata dal mio turbinìo di emozioni, ho bisogno di musica: melodica quando sono felice, africana quando ho bisogno di urlare, mediorientale per tutto il resto.
Il libro, invece, è il mio più fidato amico, che di solito riempie i miei numerosi viaggi in treno; ma Lui mi fa rilassare raccontandomi storie che mi incantano, davanti a una tazza di cioccolata calda o un thè nero aromatizzato alla vaniglia nei miei pomeriggi di relax che ogni tanto mi concedo, o semplicemente mi accompagna tra le braccia di Morfeo, la sera.
E dopo una canzone o un libro, mi ritrovo a pensare a quello a cui ho appena assistito. E penso. Vengo travolta da una valanga di pensieri che mi fanno riflettere su molte cose. Per fortuna, so fermarmi per riflettere su come mi stanno andando le cose in un determinato periodo, e decidere come agire di conseguenza.
La mia mente è sempre in movimento, non riesce a fermarsi mai. Non mi capita mai di non pensare a nulla, non sto mai ferma.
Per questo, non riesco a tenere a mente la moltitudine di pensieri e riflessioni che, in più di un’occasione, mi attraversano la mente; mi decido, quindi, a metterli per iscritto.
Non solo.
Decido che è meglio condividerli.
Ho creato questo blog per questo motivo: come l’arte accompagna la mia vita, la musica mi sostiene e i libri colorano le mie giornate.
E, grazie all’arte, cresco, maturo, rifletto sulla mia vita, su di me, sulle tante persone che incontro.
Augurandomi che sia cosa gradita e che potremo condividere tante cose insieme, vi saluto e vi do appuntamento alla mia prima, vera recensione.
Maha As-salaamat,
La Vostra Kharma
© 2013 Created by Rossello Damiano.
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